Il divieto sarà prorogato, a partire da lunedì, con Decreto-Legge e Dpcm- Corriere.it

Roma Sistema regionale Tre colori La base per le gamme di rischi rimarrà, ma l’idea che il governo stia lavorando per renderli formali è più che sostanziale. Vista la pressione del virus sulla terapia intensiva e il rischio di variabili, si cercherà di lavorare a livello provinciale e comunale, che porterà a Zone rosse Dove c’è un focolaio e nei comuni limitrofi. Le regioni respingono l’ipotesi di gestire un’area arancione nazionale e chiedono una semplificazione e correzione del modello tricolore, una revisione dei criteri e 21 parametri di classificazione.

Mario Draghi ha ascoltato i ministri interessati e ha lavorato molto intensamente tutto il sabato al piano vaccinale e alla lotta contro il Covid, che è una priorità assoluta. Domani mattina alle 9:30 il premier incontrerà il gabinetto e all’ordine del giorno c’è un decreto di divieto Tra le regioni, compreso il giallo Fino al 25 febbraio, che sarà sicuramente prorogato. L’alternativa inglese fa paura, con RT che supera il limite psicologico 1 in diverse regioni, e anche il ministro Roberto Speranza pensa che sarebbe saggio tenere chiusi i confini territoriali ancora per qualche settimana, dopo il 5 marzo.

Draghi e i Ministri stanno anche lavorando per gettare le basi per il Avanti dpcm con regole di contenimento Covid, Perché la legge in vigore cesserà i suoi effetti il ​​5 marzo. Preoccupato per la minaccia della terza ondata, Draghi dovrà determinare quale strategia adottare per contenere il virus e le sue varianti dannose. Dai primi colloqui con i ministri, è chiaro che l’ex capo della Banca centrale europea sta assistendo alla linea del rigore assoluto, ma anche determinato a non punire le attività produttive. Per il primo ministro, la tutela della salute viene prima di tutto, ed è altrettanto importante combattere le conseguenze del virus sull’economia. Un approccio che potrebbe persuadere il governo a preservare lo schema cromatico delle fasce di rischio, consentendo all’Italia di evitare un secondo blocco. I capi distrettuali non sono contrari, ma si aspettano che il sistema abbia un termine più lungo nell’era di Dragee. Per Luca Zaia i parametri non funzionano, i comandi limitati dovrebbero essere eseguiti automaticamente. Anche il presidente della Toscana, Eugenio Gianni, si lamenta degli standard e chiede trasparenza, perché non crede che sia possibile che le peggiori aree di terapia intensiva rimangano nella fascia gialla. C’è anche chi ha chiesto che la classificazione delle aree a rischio non sia su base regionale, ma su base regionale.

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Previsto domani pomeriggio Videoconferenza interstatale e regionale: Il capo della Sanità Roberto Speranza e la forza lavoro Maristella Gelmini (Affari regionali) faranno un bilancio con i governatori, che si sono incontrati ieri per quattro ore. Le regioni chiedono un cambio di passo, e chiedono ai corridori di definire la discontinuità rispetto al governo Conte, in termini di stile e sostanza. E hanno riaperto pensando alla scuola. Alla luce dei cambiamenti, i governanti chiedono di affrontare il pericolo di insegnare faccia a faccia senza posizioni ideologiche. Il modello che le diverse regioni cercano è il modello della Puglia, dove Michel Emiliano ha fatto in modo che studenti di tutti i livelli seguissero le lezioni da casa da domani fino al 5 marzo.

La proposta di rafforzare la Zona Gialla Nazionale è stata respinta, rendendo invece arancione l’intero Paese Da diversi governanti, sensibili ai fischietti di Matteo Salvini che chiedono al governo di non far prendere dal panico il Paese.

Gli arbitri chiedono a Draghi di cambiare strada nei confronti del governo Conte: Il confronto costante è nelle scelte, le chiusure vengono informate precocemente e gli scienziati fanno scienziati. I presidenti non discutono sul ruolo del Comitato tecnico scientifico e dell’Istituto superiore di sanità, ma si aspettano che Draghi trovi un modo per rendere la macchina più efficiente e contenere la voglia comunicativa di chi è chiamato a ispirare, sulla base dei dati, il governo scelte. Il grido di allarme che Stefano Bonacini porterà prepotentemente al Presidente del Consiglio a nome dei Presidenti di Circoscrizione è l’urgenza di un passo avanti sulle vaccinazioni, anche dopo la dolorosa riduzione della dose segnalata da AstraZeneca. La richiesta che Palazzo Chigi trovi un modo per incentivare le aziende farmaceutiche italiane, affinché possano avviare la produzione anche su scala regionale.

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21 febbraio 2021 (modifica al 21 febbraio 2021 | 06:58)

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